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Orari di apertura primavera - estate 2012
Dal lunedì al sabato, mattino dalle 08:00 alle 12:40, pomeriggio dalle 14:00 alle 19:00.
Domenica e festivi mattina dalle ore 08:30 alle 12:30, pomeriggio dalle 14:00 alle 18:00.
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Viaggio alla scoperta della pregiata amarena di Uschione, piccolo borgo sopra Chiavenna
“Sulla montagna di Chiavenna a settentrione trovasi un paese chiamato Uschione…”. Così inizia la poesia che il poeta contadino Giovanni Nesossi scrisse negli anni Trenta nell’intento di dar lustro al paese. La storia ci dice che non ottenne i risultati sperati, ma una cosa Giovanin centrò: a Uschione il gran progresso sta nella quiete. Il piccolo borgo, un tempo abitato da un centinaio di persone, oggi ha un solo residente e, nei mesi estivi, le famiglie vi ritornano alla ricerca delle loro radici. Collegato a Chiavenna dalla storica mulattiera e a Prata Camportaccio percorrendo la strada comunale consortile, vale la pena di fare un giro a Uschione per curiosare fra le case e prendere conoscenza dell’architettura del paese anche alla luce delle tre contrade che lo caratterizzano. La Pighetti arroccata sotto la chiesa, la Zarucchi porta d’accesso al paese e la contrada Nesossi situata nella zona est sulla strada che porta ai Bocc e alla Piana.
Vivere in montagna Per comprendere gli itinerari turistici che da Uschione portano ai vicini alpeggi, occorre entrare nella cultura che è alla base della realtà agreste. Nella prima metà del secolo scorso, non fu facile vivere in montagna, gli uomini accettavano ogni opportunità di lavoro ed era normale lasciare la famiglia per recarsi sui cantieri a costruire dighe, gallerie e strade. Il peso della famiglia cadeva sulle donne che, ogni giorno, dovevano inventarsi qualcosa. Chi vendeva piccole fascine di legna sottile, ottima per avviare il fuoco delle stufe di Chiavenna, chi offriva funghi, uova, polli ruspanti, burro, magnocca, mascarpin (ricotta), castagne secche e frutta di stagione, riconvertendo il ricavato in farina (gialla e bianca), zucchero, sale, pasta, riso, sapone e un fiasco di vino per ingoiare l’ultimo boccone.
L’amarena, qualcosa in più A 832 metri sul livello del mare, la primavera arriva dopo la metà d’aprile e la natura offre il meglio dei colori che in pochi giorni da tenui diventano più incisivi, fino alla grande esplosione del bianco rosato dei ciliegi, dei pruni, dei meli, dei peri e delle amarene.
Le amarene di Uschione sono le più ricercate. Rosse, lucide al riflesso del sole, più piccole delle ciliege ma più succose e quando si morde il sapore fresco, avvolge le papille gustative. Sarà per questo, sarà per la capacità della pianta di adattarsi al clima e ai terreni, sarà perché non ha bisogno di particolare manutenzione, saranno le proprietà medicinali, sta di fatto che davanti alle stalle di Uschione, Quarantapan, Pescieda o Piasclonch, e non solo, l’amarena è presente. La loro raccolta inizia alla metà di luglio, quando i castani sono in fiore. Segue un preciso rituale: il frutto va staccato con il gambo, raccogliendo solo i frutti maturi evitando di rompere i rami. I frutti vengono usati per la produzione di sciroppi, confetture e sono ricchi di vitamina C e B. I peduncoli dei frutti, raccolti a piena maturazione e lasciati essiccare al sole, hanno proprietà diuretiche. Inoltre se alla macerazione in vino delle foglie per 15-20 giorni, si aggiunge alcool e una soluzione zuccherina, si ottiene un ottimo liquore. L’amarena, insieme alle prugne gialle, sono risorse che meritano attenzione perché hanno costituito una ricchezza primaria nella catena alimentare contadina.
Foto e testo a cura di Cesare Contin
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