Chiavenna

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Festivi: 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00

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Itinerario bertacchiano

Itinerario:
 
1. San Bartolomeo
La chiesa, nominata la prima volta nell’XI secolo, fu rivoltata nel XVI e nel 1690 fu costruito il nuovo campanile, terminato nel 1708. A questo e al campanile della collegiata di San Lorenzo è dedicata la poesia dialettale di Bertacchi: I düu campanìn.
 
2. Sulla passerella della Mera
Di fronte, le case sono allineate a delimitare il fiume, costruite dal ’500 in poi, appoggiandosi alle mura di cinta del borgo, fatte costruire da Ludovico il Moro tra il 1488 e il 1492 per difendersi dai Grigioni, che nel frattempo erano diventati dominatori.
La sporgenza o scoglio, come dice Bertacchi nei quattro versi che seguono, ospitava nel 1933, quando li scrisse, una birreria. 
 
3. Cort di asen
Questo tipico ambiente di Chiavenna, di sapore ancora medievale, dove gli avventori lasciavano le loro bestie prima di entrare nel borgo, ispirò a Bertacchi i seguenti quattro versi, scritti il 15 dicembre 1933.

4. Casa natale in piazza Bertacchi 
Il 9 febbraio 1869 nasceva in questa casa Giovanni Bertacchi, quinto di sei figli, nati da Giuseppe e da Teresa Morelli di Bette, figlia di Giovan Battista, nato a Napoli, dove dimorava per lavoro, e di Livia Della Pedrina di Pianazzòla. Nel 1904 lo stabile divenne albergo Nazionale e nel 1982 sede della succursale della Banca Popolare di Sondrio. 
In facciata una lapide, murata nel 1945, due anni dopo la morte del poeta, ricorda la sua nascita qui, mentre nella porta-finestra a pianterreno il cippo con il busto del poeta in bronzo, opera dello scultore milanese Enrico Pancera, era stato posto nel 1962 nei giardini di piazza Castello e qui fu traslato nel 2013. Al secondo piano la sala conferenze è dedicata al poeta, raffigurato in un tondo in bronzo di Livio Benetti (1982) e nel secondo frontale della tomba del poeta, oggi sostituito in cimitero da una copia in bronzo.
 
5. Palazzo Salis
Tra i palazzi di Chiavenna appartenenti nel ’700 alla potente famiglia grigione dei Salis, questo è l’unico da loro costruito a metà del secolo. Qui per un certo periodo abitò in affitto il poeta durante i suoi soggiorni, essendo la sua famiglia emigrata a Milano fin dal 1892. Dopo aver insegnato al ginnasio Parini e al Liceo Manzoni di Milano dal 1889 al 1915, Giovanni Bertacchi, già autore di sette raccolte poetiche, fu chiamato “per chiara fama di poeta” alla cattedra di letteratura italiana presso l’università di Padova, dove insegnò per vent’anni.
 
6. Collegiata di San Lorenzo
“Per il sagrato in cui campeggia il campanile” – sono parole di Bertacchi – il poeta scrisse il 15 dicembre 1933 questi quattro versi, in cui ricorda gli amministratori del borgo (diverrà ufficialmente città solo nel 1941) e gli arcipreti a capo dell’antica pieve, i cui nomi sono noti a partire dal 1016.
 
7. Scuola media statale “Bertacchi”
Questa scuola fu dedicata al poeta nel 1952, una volta trascorsi i dieci anni dalla morte, come prevede la legge. A questo evento si riferisce la lapide murata a destra dell’ingresso, con ritratto in bronzo del poeta, opera di Luigi Clerici. L’edificio scolastico era allora alla Molinanca, passando nel 1973 in questa sede, dov’era dal XII secolo l’ospizio e dove nel secondo ’800 furono ospitati l’asilo infantile e la scuola elementare. Nell’atrio è esposto il primo frontale della tomba del poeta, eseguito in cotto dallo scultore Enrico Pancera nel 1946 e passato alla scuola media nel 1958, quando in cimitero ne fu eseguita una nuova copia. 
 
8. Tomba in cimitero
Alla morte del poeta, avvenuta a Milano il 24 novembre 1942, all’età di 73 anni, la salma fu temporaneamente sepolta nella tomba Pandini, mentre nel 1946 fu traslata in quella preparata per lui dagli amici. Sul frontale in cotto dell’urna sono riassunti i temi della poesia di Bertacchi: lui, pastore al centro, tra gente comune, agricoltori e seminatori. 
Oggi il frontale è in bronzo, dopo essere stato sostituito nel 1986 ancora in cotto e nel 1997 in bronzo.
Sopra si legge in rilievo: “Nel tacer del vento solo le stelle vengono con te”, risultato dell’accostamento di due versi provenienti da poesie diverse. 
Il testamento del poeta è riassunto nei quattro versi del 1912.
 
9. Crotto de l’Ubiali
Il crotto in Pratogiano era uno dei preferiti dal poeta e prende il nome dal bergamasco Pietro Ubiali, che era allora proprietario e gestore. Chiuso nel 1953, sarà riaperto nel 1980. Bertacchi vi ha dedicato una poesia in dialetto, ricordando anche la signora Alice Cipriani, moglie del gestore.
 
10. Crotto a la Crosét
Nel 1922 gli amici chiavennaschi donarono a Bertacchi un crotto datato 1744 in località Crosét, alle spalle di Pratogiano, certi di incontrare il favore del poeta. Qui nascerà il 19 marzo 1944 (il poeta era morto da un anno e mezzo) il Comitato di liberazione nazionale. E qui Bertacchi amò invitare gli amici, a cominciare da Luigi Medici, suo ex alunno, poi collega poeta dialettale milanese, al quale dedicò la poesia “Un violìn de carna seca”, spedendoglielo a Milano, non avendo potuto raggiungere Chiavenna per indisposizione.


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Per informazioni:
Centro Studi Storici Valchiavennaschi
T: + 39 0343 35382
 




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